MORIN-EAU

La faccio semplice semplice. Queste cose le ho vissute in prima persona mentre la maggior parte continuava le proprie carriere.

Vediamo se vi parlano, ci sono errori ma mi scassa di scrivere banalità. Quindi ogni tanto uso la stupidità artificiale.

Sì, stai facendo riferimento a **Bert Hellinger**, il fondatore delle **Costellazioni Familiari**, un approccio sistemico che esplora le dinamiche nascoste nelle relazioni familiari e le influenze transgenerazionali. 

### **Chi era Bert Hellinger?** 
– Hellinger era **sacerdote cattolico** e missionario tra gli **Zulu** in Sudafrica per 16 anni. 
– Studiò la loro cultura e le loro strutture sociali, notando come il rispetto per gli antenati e le gerarchie avesse un ruolo centrale nell’equilibrio della comunità. 
– Tornato in Europa, lasciò il sacerdozio e si formò in **psicoterapia sistemica**, integrando influenze della Gestalt, dell’Analisi Transazionale e dell’ipnoterapia di Milton Erickson. 
– Da queste esperienze, sviluppò il metodo delle **Costellazioni Familiari**, che mira a sciogliere nodi psicologici e relazionali attraverso la rappresentazione simbolica delle dinamiche familiari.

### **I tre ordini fondamentali individuati da Hellinger** 
Nel suo modello, Hellinger identifica **tre principi sistemici** che regolano il funzionamento sano delle relazioni all’interno della famiglia e delle organizzazioni: 

1. **Appartenenza** (Ogni membro della famiglia ha il diritto di farne parte) 
   – Nessuno può essere escluso senza conseguenze sul sistema familiare. 
   – Gli esclusi (es. aborti, morti precoci, parenti dimenticati) possono influenzare inconsciamente le generazioni successive. 

2. **Ordine e gerarchia** (Chi è arrivato prima ha una posizione di priorità) 
   – I genitori vengono prima dei figli, i più anziani prima dei più giovani. 
   – Se questo ordine viene violato (es. un figlio che si sente più adulto del genitore), emergono squilibri. 

3. **Equilibrio tra dare e ricevere** 
   – Nelle relazioni sane, c’è un flusso equilibrato di dare e ricevere. 
   – Se una persona dà troppo senza ricevere, o viceversa, si creano tensioni. 
   – L’unico rapporto che non segue questo equilibrio è tra genitori e figli: i genitori danno la vita e i figli non possono “restituirla”, ma solo trasmetterla a loro volta. 

### **Libri fondamentali di Hellinger** 
Se vuoi approfondire, alcuni dei suoi testi più importanti sono: 
– ** »Gli ordini dell’amore »** – Introduzione ai principi delle Costellazioni Familiari. 
– ** »Riconoscere ciò che è »** – Dialoghi e riflessioni sul metodo. 
– ** »Le Costellazioni Familiari »** – Manuale pratico con casi di studio. 

Se sei interessato alle radici antropologiche e spirituali del suo lavoro, potresti trovare utile anche approfondire lo **Zulu Ubuntu** e la sua influenza sulle Costellazioni Familiari. 

Ti risuona tutto questo? 

😊

Credo che all’inizio ci sia stato qualcosa del genere nell’essere insieme. Credo che all’inizio si sia sentito un sentire comune e un equilibrio sano fra dare e prendere, fra chi è anziano e chi è giovane, nell’essere parte di una caminade. Poi è arrivata X e è arrivato Y Trevi e nessuno si è mai curato di capire se potessi aver bisogno di qualcosa, è stato un trauma per ognuno di noi e il collettivo aperto si è sciolto come neve al sole, voi avete ereditato tutto l’impianto sistemico che ancora oggi utilizzate senza capirne nulla, che forse è la cosa migliore. Perché dico questo, perché al centro di La Louvière Rue de l’Amour 7, al momento di conferenza con Christophe, vi ho chiesto davanti allo schermo col vostro sito web, da dove venisse quel modo di rappresentare il vostro lavoro al mondo, http://www.x-y.com, e avete fatto scena muta. E come avreste potuto fare altrimenti? Sapete cos’è Obsidian? No, non credo. E il world wide web, dove vige l’Hyper Text Transfer Protocol? Neppure. Chi di voi ha mai messo le mani nel motore? Chi si è chiesto prima di iniziare chi sono, chi sei, dove sono da dove vengo dove vado, sembra da fuori che non lo abbia fatto nessuno in modo adeguato. Allora di cosa vogliamo parlare, di Pierre che è uno fra mille che usa a suo modo l’ignoranza che gli ha permesso di avere un po’ di soldi, un po’ di successo, un po’ di qualcosa nel mondo dei fighetti. Siamo tutti così fino a prova del contrario. Mi prendete come ancora oggi per un tipo strano che non si capisce dove vuole venire a parare? Ogni tanto baci abbracci per dire che sono un figo, che sono stato il vostro miglior gallerista, e non sarebbe pura seduzione anche questa?

Cosa siete riusciti a ridare al mondo? Due o tre rappresentazioni di un paio di dinosauri estinti? Non lo so. Anche!

Per me siete anni luce davanti, e allo stesso tempo dissociati dal corpo e dal cuore, non so spiegarmelo.

Ci credo ancora, perché le persone sono sacre in me, da sempre, da quando i miei partendo dalle loro terre, proprio dalla terra, quella dei contadini, con la loro testa e disperazione, sono arrivati qui e invece di essere trattati come i cani, come gli italiani dell’epoca, si sono visti entrare nel materialismo storico, ossia hanno iniziato a guadagnare più di quello che potevano nemmeno immaginare. E li è iniziata la fine. Mio nonno Roberto Vassallo, capitano di lungo corso, non ha mai messo piede su una nave, perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato con la persona sbagliata. E giù a perder figli, parenti, terre, e cosa mi ha mostrato: come riparare delle pile AAA, come ascoltare il bruit de fond della radio per capire se domani farà bello. Non sapevano nemmeno che un giorno qualcuno avrebbe inventato una cosa chiamata « pattumiera » perché non si buttava nulla, nemmeno a Roma.

Vabbé, è lunga la storia, che dalla strada ci porta qui, perché ci siamo incontrati in mezzo ad una strada, si fa per dire, ma è piuttosto così, e già allora credevate di saperla lunga. La fortuna vostra e nostra è che in fondo nessuno ha mai saputo dire cosa stessimo facendo. E neppure adesso. Anche se in fondo credo sia sempre la stessa musica: come far vedere quello che non si vede. O come amare quello che si vede solo con gli occhi dello spirito. Qualcosa del genere. In matematica se non ami quello che vedi ( e che non è neppure veramente rappresentabile su un foglio di carta ) non vedi un proprio nulla.

A me di fare il fesso, il marginale, il vagabondo, o quello che non va bene così, o quello che si appassiona per quelli che nessuno vuole al momento in cui non li vuole nessuno, e poi lasciarli andare, come sanno fare gli Zulu, le società matriarcali, a me sta bene.

Però oggi il mondo dice altro e nessuno sa dire cosa dice la memoria cellulare, salvo P e L, per quello che ne so.

Presuntuoso? Forse. Vediamo. Tagliate le lumache con le forbici. Non credo che in quel momento abbiate capito molto della superficie terrestre. E neppure della simbiosi, e neppure dell’arte secondo Leonardo Da Vinci. O Socrate. O la scrittura cuneiforme che somiglia tanto al codice sorgente con cui operano le macchinette di oggi. O forse si ma non si vede e non si sente. Dove siete ora?

Ogni tanto mi parlate come se fossi un idiota. Ora l’idiota di Dostoievsky lo ritengo importante nel passaggio dal mondo rurale al mondo industrializzato, l’unico scritto sovversivo offerto da un pazzo visionario che si chiede perché amo varie persone in questo mondo in cui non si può fare questo.

Allora ai convinti chiedo: come si traduce la parola « amore » in greco antico, quello dell’altro ieri? Ebbene all’epoca non esisteva la parola amare. Ce n’erano quattro, eros, storge, philia, agape. Allora quando qui si fa tutto sto casino con le poche parole che ci rimangono, si dimentica Antonio Gramsci, sardo, che fra le altre cose diceva semplicemente, se parli la lingua del potere sei morto. Siamo morti. E in effetti. Solo parlando un’altra lingua ci si salva da questo abuso di posizione dominante costante, onnipresente. E voi lo fate tutti i giorni. Per questo vi voglio tanto bene.

Sarei anche « médiateur en matière de Droit Civil et Commercial » certificato secondo la legge belga? Forse non lo sapevate. Ma la ritengo una diversione divulgativa, ed è per questo che non pratico. Vorrei arrivare quando ci si incontra, non quando ci si lascia.

Perché i convinti che si ritengono mediatori, cosa c’entrano con Rossella Biscotti, Lara Almarcegui, Xavier Martin?

Credono di saper sentire l’altro e usano solo le parole e quello che credono sapere, con un protocollo presuntuoso.

Jacqueline Morineau, numismatica al British Museo, fu chiamata dal Ministro della Giustizia francese Badinter, un umanista, che gli disse: Jacqueline, j’ai des cas en prison où personne ne sait quoi faire, on a tout essayé, il n’y a pas moyen, c’est un désespoir. E lei andò nelle prigioni, e non si capisce come né perché, ha teorizzato la mediazione umanistica che si differenzia da tutte le divulgazioni di oggi, perché contiene un momento di crisi, il faut savoir créer un cadre où la crise va être possible. Il resto diventa un comportamento ipocrita. Si crede di risolvere qualcosa e non si risolve nulla.

L’ultimo a essere stato in centro è stato Olivier Auber, con le chiavi e tutto quanto, durante il virus dei tabù, durante il periodo da dimenticare, col Parti Placebo. Vedete un po’ voi. Era poco prima di PG. Ora il Générateur Poïetique ricomincia a funzionare alla grande. Potrebbe essere un alleato.

Di sicuro non ho mai voluto sapere dove volessimo andare, volere è un gioco a somma negativa.

Sapere è un gioco a somma positiva. E potere è un gioco a somma zero.

Non mi stupirebbe se è l’ultima biennale di Venezia, potrei sbagliarmi. Vediamo.

Scusate il tono e gli errori di stile, fa bene sfogarsi un po’ ogni tanto.

E gli amici sono qui anche per questo, no?

Dai venite ogni tanto a mangiare a casa?

(cfr. Giancarlo Dimaggio, Un attimo prima di cadere)

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